IL PUNTO DI VISTA

Editoriali a cura di Franco Pistono

 

02. 

 

Filobarocco: il piacere della ricerca
Il giovane ensemble italo-svizzero ospite al Festival “Gaudete!”

 

Filobarocco è il protagonista del secondo appuntamento del Festival internazionale di musica antica “Gaudete!”.

L’ensemble, nato dall’incontro di musicisti attivi all’interno delle classi di violino, flauto dolce e musica da camera dei conservatori Giuseppe Verdi di Como e della Svizzera italiana, si esibirà domenica 26 maggio, alle 18.00, nella Chiesa di San Giorgio, a Lozzolo.

Quattro musicisti, tutti giovanissimi, sono le anime della formazione. Con un’età compresa tra i 21 e i 31 anni, incontriamo Maria Luisa Montano, al flauto dolce, Carlo Maria Paulesu, al violoncello, Francesco Facchini, al violino e Marco Baronchelli al liuto.

Da subito orientato alla ricerca di proprie sonorità e personalità artistica, Filobarocco si rende stilisticamente riconoscibile sin dai primi concerti, in cui vengono sperimentati confronti tra musica antica e diversi generi di musica popolare, in particolare irlandese.

Anche il programma del 26 propone gustosi accostamenti, con nomi quali Telemann, Veracini, Falconiero e altri compositori coevi.

Del primo, a proposito delle incursioni in registri non propriamente classici, è utile ricordare lo stupore provato dinanzi alla cosiddetta “bellezza barbarica” della musica tradizionale polacca.

Il contrasto tra quella ruvida semplicità e la raffinatezza delle opere composte per gli ambienti di corte fu per Telemann fonte di idee e stimoli continui e inaspettati; fu una sfida a spingersi oltre i confini del suo tempo.

Il tentativo di cogliere un punto di sintesi tra stili diversi, forme differenti, fa da sempre intimamente parte del patrimonio della musica. Paradossalmente essa riesce a esprimere il mondo a un livello più ricco e profondo di ogni altra forma d’arte proprio in virtù dell’indeterminatezza che le è propria, proprio per via dell’impossibilità – pur dicendo – di significare; questo perpetuo investigare, questa fatica, diventano qualità che le rendono possibile connettersi direttamente all’anima di chi ascolta.

Il suo incessante fermento, l’essere aperta alle indagini, pronta a “riscriversi”, favorisce, con un’elastica, ardita parentesi, l’accostamento al pensiero di un noto scrittore, saggista e poeta statunitense: Raymond Carver. Nell’opera dal titolo “Il mestiere di scrivere” egli annotò il piacere di armeggiare a più riprese attorno a un racconto dopo averlo scritto, cambiando parti qui e là, sostenendo “può darsi che io corregga perché così facendo mi avvicino pian piano al cuore dell’argomento” per “tentare di scoprirlo”, in modo che divenga “un processo, non una posizione stabile”.

 

E proprio di questa bellezza dell’instabilità, del piacere della ricerca, ci parlerà Filobarocco, con la convinzione che, parafrasando Montale, “le note sono di tutti e invano si celano negli spartiti”; ovunque e di chiunque essi siano.

 

 

01. 

 

 Ritratto di sovrana

Al primo appuntamento del Festival “Gaudete!” protagonista è Christina di Svezia

“Alltid densamme” (tradotto dallo svedese, Sempre la stessa) è il titolo della performance che inaugura la dodicesima edizione del Festival internazionale di musica antica “Gaudete!”.
L’11 maggio alle ore 21.00, presso il teatro Giletti di Valdilana (Bi), il sipario si apre sulla vita di Christina, sovrana di Svezia dal 1632 – aveva soli 6 anni all’epoca, da cui il soprannome di regina bambina – fino all’abdicazione avvenuta nel 1654.
Tre i protagonisti dell’affascinante rappresentazione: Deda Cristina Colonna, Mara Galassi e Vincenzo Raponi. Regista e coreografa la prima, con un fitto repertorio incentrato sul periodo barocco, danzatrice e attrice con una competenza e un’attenzione specifiche verso il gesto retorico e la recitazione in stile.
Arpista la seconda, anche lei con un curriculum d’eccezione costellato di esperienze all’interno dei più famosi ensemble di musica antica d’Europa.
Completa il trio artistico il lighting designer (progettista dell’illuminazione) che accompagna l’esperienza con giochi di luce svelanti il complesso personaggio di Christina.
La performance, di un’ora e un quarto circa, coniuga musica, recitazione e danza. Si parte con Christina sul letto di morte e, in un caleidoscopio di ricordi che ci conduce a ritroso, fino a toccare il periodo dell’infanzia, si giunge all’annuncio del trapasso.
I monologhi di Deda Cristina Colonna, frutto dell’indagine di documenti originali, tra cui l’autobiografia di Christina, si sposano alle note dell’arpa di Mara Galassi, restituendo le atmosfere dell’epoca con brani di compositori attivi alla corte.
Proiettori tradizionali, torce, candele, specchi e led completano il quadro sottolineando, nella varietà del loro apparire, le sfaccettature della sovrana.
Modernità e tradizione dunque, amalgamate in questo esordio di “Gaudete!”, ci parlano di una donna dalla personalità composita e inaspettata, di spiccate intelligenza e passione, aperta all’innamoramento ma con forti riserve (“si sappia che il matrimonio suscita in me una profonda ripugnanza”), capace di relazioni consuete e di più arditi amori (“io sono vostra in una maniera per cui è impossibile che voi mi possiate perdere”, scrisse a una dama di corte di nome Ebba Sparre).
L’indagine, lo scavo di Christina, avviene in un incontro che coinvolge i sensi, in cui le corde seducono l’udito, gli specchi scompongono e ricompongono la frastagliata essenza della sovrana e la sua corporeità, e gesti e narrazioni trovano perfetta sintesi retorica.
Tre attori quindi, tre artisti, per un risultato unitario e unico.
Scrisse Baudelaire “Ieri mi hanno portato a teatro. Dentro grandi e tristi dimore in fondo a cui si vedono il cielo e il mare, uomini e donne, seri e immalinconiti, ma più belli e meglio vestiti di quelli che vediamo sempre, parlano con una voce che canta” e poco oltre “E si ha paura… hai voglia di piangere, e sei felice… E poi, la cosa più strana, è la voglia di mettersi quegli abiti, di dire e di fare gli stessi gesti, di parlare con quella stessa voce…”. 
Le emozioni che percorrono “Alltid densamme” ci mettono alla prova, ci spingono all’introspezione e dietro – o meglio, dentro – le maschere, nella loro varietà, ciascuno riscopre l’essere umano, il sé e l'altro, letteralmente, la persona.
Per le anime che vogliono riflettersi, dunque, l’invito è per sabato sera, alla corte di Christina.